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Antonin Dvorak - Bedrich Smetana

Piano Trio Dumky op. 90 - Piano Trio op. 15

Stefano Scarcella, pianoforte
Marco Fiorini, violino
Ivo Scarponi, violoncello
Casa Discografica: La Bottega Discantica.

 

1. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Lento Maestoso - Allegro quasi doppio movimento

2. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Poco adagio - Vivace non troppo

3. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Andante

4. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Andante moderato

5. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Allegro

6. Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Lento Maestoso - Vivace

7. Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Moderato assai

8. Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Allegro, ma non agitato

9. Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Finale, presto

 

Il disco del Trio Raffaello rappresenta un efficace e affascinante viaggio attraverso il mondo boemo del secondo Ottocento, permeato di ritmi, melodie, timbri e colori della seducente musica tradizionale di quella terra. Se è vero che B. Smetana può considerarsi tra i pionieri di tale tensione nazionalistica A. Dvorak ne fu senz’altro l’espressione più compiuta e innovativa.

Smetana era pianista di naturale talento, diede il suo primo concerto pubblico all'età di sei anni e subì il fascino e la forte influenza dei grandi virtuosi e compositori ottocenteschi. Del 1855, il Trio in sol minore appartiene ad un periodo tragico della vita del compositore toccato da un doloroso evento, la morte della figlia di soli 4 anni e mezzo; composto in memoria della giovane Betřiška, che alla sua tenera età aveva già mostrato notevole talento musicale, fu completato in due mesi ed eseguito per la prima volta a Praga, con lo stesso Smetana al pianoforte, Antonin Bennewitz al violino e Julius Goltermann al violoncello.

Smetana era a Praga, dove si occupava della sua scuola e dove aveva conosciuto il pianismo di Liszt e il sinfonismo di Berlioz. Fu proprio il primo dei due citati tra i pochi a lodare l’opera nella sua prima esecuzione. Non ebbe infatti grande successo di critica. Segnata fortemente dal virtuosismo pianistico romantico, con una scrittura ricca di ottave, di brillante agilità, suggerisce echi di Mendelssohn, Schumann, Liszt. Non accademico nella forma, il trio preannuncia la sua atmosfera intensa, a tratti declamatoria, con un recitativo iniziale del violino e prosegue in un primo tempo Moderato assai, dal clima turbolento e addolorato, in una libera e rapsodica forma sonata; rinunciando al consueto movimento lento il tempo centrale, Allegro ma non agitato, seppur con due intermezzi introspettivi, si presenta ricco di idee tematiche di stampo popolare alternando, in forma di rondò, un tema “mefistofelico” a momenti più lirici e maestosi; l’ultimo tempo, Presto, con ritmi di danza rasserena un sempre ombroso sol minore con una risoluzione finale in maggiore.